Come la politica può influire sul mondo dei prestiti e dei finanziamenti

Banca Centrale Europea

Sappiamo benissimo che la politica è un settore, un argomento, che è in grado di influenzare la nostra vita quotidiana. Basti pensare alle imposte e alle tasse, che vengono ovviamente decise “in quel di Roma”, oppure a tutte le agevolazioni finanziarie che sono legate alle ristrutturazioni di immobili di vario genere. Un settore in cui la politica ha una grande influenza è anche quello dei finanziamenti e dei prestiti in genere, vediamo come e perché.

Partiamo prima di tutto dal caso più “eclatante” ed intuitivo, ovvero la legge 180 del 1950 sulla Cessione del quinto; si tratta della normativa che gestisce questa particolare tipologia di finanziamento e che stabilisce in maniera particolare la durata massima del prestito in 120 mesi e l’importo della rata massima mensile in 1/5 dello stipendio o della pensione netta.

Passiamo poi ai vari finanziamenti agevolati che sono legati alle già citate ristrutturazioni nel mondo degli immobili. Pensiamo, ad esempio, ai bonus sulle ristrutturazioni edilizie promossi nei mesi e negli anni scorsi, che hanno concesso ai privati il vantaggio di poter portare in detrazione dalle imposte le spese legate ai lavori di miglioramento ed ammodernamento delle proprie case. A più riprese abbiamo visto il bonus sui mobili, sulle auto, sul miglioramento energetico e così via. A seconda del tipo di agevolazione concessa si è invogliati, come cittadini, a fare questa o quella spesa e, considerando l’importo spesso notevole, che non tutti possono o vogliono pagare in contanti, si è soliti richiedere prestiti e finanziamenti cosiddetti finalizzati.

La politica è in grado di influenzare in maniera notevole anche altre soluzioni di prestiti personali, tra tutte i cosiddetti prestiti senza busta paga. Questa particolare tipologia di finanziamento viene concessa, infatti, a chi è imprenditore di sé stesso, dunque ad autonomi e liberi professionisti. In genere, queste categorie di lavoratori sono quelle che trovano maggiori difficoltà nel riuscire ad ottenere credito e tali problematiche diventano tanto maggiori quanto le banche e le finanziarie sono messe alla prova dalla situazione economica attuale del mercato.

In momenti di crisi economica e di alta disoccupazione, infatti, i privati tendono ad acquistare di meno, cosa che porta anche ad una minore richiesta di finanziamenti. Ciò fa subentrare una sorta di spirale che ha come conseguenza ultima una chiusura “dei rubinetti del credito”, ovvero le banche e le finanziarie tendono a rendere più ardua la concessione di prestiti e finanziamenti chiedendo garanzie sempre più grandi, tanto che spesso solo i dipendenti (soprattutto a tempo indeterminato e di enti pubblici) e pensionati riescono a soddisfarle. Questo porta ad una maggiore difficoltà, da parte di imprenditori e liberi professionisti (coloro che sono “senza busta paga”) ad ottenere credito in maniera agevole.

Che cosa può fare la politica per agevolare il mondo della finanza e quello bancario? Sicuramente incentivare la spesa privata è la prima opzione da considerare: più i privati sono invogliati a spendere e maggiore “circolo” di denaro c’è, di conseguenza anche l’economia ne beneficerà. Tutto questo, tra l’altro, è l’unico modo per poter uscire dalla spirale negativa della crisi.

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